Da questo viaggio a piedi ho capito il vero significato della parola avventura che non è attraversare deserti o scalare montagne.

L’avventura comincia nel momento in cui smetti di voler controllare tutto.

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Perché avevo bisogno di un’avventura

Un giorno leggo una frase che mi colpisce subito:

“Se pensi che l’avventura sia pericolosa prova la routine. E’ letale.”

In quel periodo la mia vita scorreva veloce, sempre uguale, al ritmo di preoccupazioni e impegni.

Correvo da una scadenza all’altra.

Continuavo a ripetermi: “Appena apro la palestra mi prenderò qualche giorno.” 

Poi l’ho aperta. E sono arrivati solo nuovi problemi da risolvere.

Come ho scoperto il Cammino di Santiago

Un pomeriggio entro in libreria senza cercare nulla di preciso. È un libro a scegliere me.

È esposto frontalmente, diverso da tutti gli altri. Ha una copertina di forme geometriche colorata. 

L’ Alchimista di Coelho.

Lo divoro e quando leggo la biografia dello scrittore scopro dell’esistenza del Cammino di Santiago.

Fino ad allora ne avevo sentito parlare ma credevo fosse soltanto un pellegrinaggio religioso per cui non avevo mai approfondito l’argomento.

Invece, leggendo il libro di Coelho sul Cammino di Santiago scopro che è quell’avventura che mi manca nella vita.

Camminare per quasi novecento chilometri.

Lontana da tutto e tutti.

Da sola.

Ogni giorno una tappa diversa.

La sfida di riuscire a farcela.

Rallentare.

Io che corro nella vita ma anche per sport.

L’idea di camminare così tanto mi terrorizza. Se mi annoiassi? Se fosse troppo pericoloso? O troppo difficile?

Ogni volta che sfoglio la guida mi chiedo se sia davvero sicura di quello che sto per fare. Eppure, se da una parte la paura mi tiene nelle acque stagnanti ma sicure della mia vita, la curiosità mi spinge a provarci.

In fin dei conti posso sempre tornare se mi rendessi conto che non è alla mia portata.

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Il primo passo verso l’ignoto

Così il 6 aprile del 2017 con un biglietto aereo di sola andata parto alla volta di Saint Jean Pied de Port, il punto di partenza del Cammino francese di Santiago.

Mi aspettano quasi novecento chilometri attraverso la Spagna. Nei boschi dei Pirenei. Nei vigneti. Nelle mesetas. Sulle montagne tra foreste di eucalipti.

La mattina della prima tappa, davanti al bar, fumo una sigaretta schiacciata dai dubbi. 

Due pellegrini sulla sessantina attraversano la strada salutandomi con un sorriso.

Li raggiungo qualche chilometro dopo. Sono seduti su un prato e mangiano una mela.

Quando passo, uno dice all’altro, indicandomi:

“She’s strong.”

Lo prendo come un segno di incoraggiamento. Ancora non so che sto per scoprire il vero significato della parola avventura e che sarà la più importante della mia vita.

Cosa mi ha insegnato il Cammino

Un mese dopo, percorrendo l’ultimo chilometro del cammino, sono un’altra rispetto a quella partita un mese prima.

Quella che entra in Plaza do Obradoiro in lacrime è una nuova me. Più consapevole delle sue risorse, più fiduciosa in se stessa e soprattutto grata per essere tornata a vivere davvero.

Qual è il significato di avventura

Quel cammino mi ha insegnato il vero significato della parola avventura. Lo avevano capito già i latini. Adventura: ciò che deve accadere, ciò che verrà.

In molti hanno un’idea sbagliata di avventura. La associano a qualcosa di estremo e invece, è soltanto volontà di accogliere ciò che non possiamo controllare.

Ogni giorno senza un programma, nessuna scadenza. Solo la distanza giornaliera da percorrere per arrivare alla meta. 

Ogni giorno natura, aria pura e paesaggi spettacolari. Il silenzio. Lo scricchiolio dei miei passi sullo sterrato.

Mi sono fermata quando ero stanca. Ho mangiato quando avevo fame. E per la prima volta dopo anni, ho ricominciato ad ascoltarmi.

Nel mio caso è stato il Cammino a sbloccarmi, ma un’avventura può essere anche un’escursione di una giornata in montagna o nella natura.

Da allora continuo a cercare quella sensazione. Nei trekking, negli on the road e in tutti quei viaggi in cui lascio spazio all’imprevisto invece di voler controllare tutto.

Perché oggi continuo a cercare nuove avventure

Oggi continuo a credere che quella frase sia una grande verità e che, in qualche modo, mi abbia salvato.

Non c’è niente di più letale per il nostro spirito che rimanere sempre nello stesso posto e fare sempre le stesse cose.

È questo che, giorno dopo giorno, spegne la parte più viva di noi.

Ed è per questo che ti auguro tante avventure.

Un abbraccio.

Veronica


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